15.10.04

Mentre scrivevo il mio testamento ho sentito una vibrazione subdola.
Proveniente dal bagno.
Nell’ispezione trovo numero 1 cellulare (il mio) galleggiante su un fondo vasca vuoto ma con schiuma residua palmolive.
Il siparietto di me che asciugo col phon il cellulare è ormai settimanale. Procedo. Stavolta non si accende, svolgo a mente la lettera di denuncia alla palmolive e già che ci sono alla pubblicità VUOI SMETTERE DI FUMARE? che ha aumentato del 30% il mio consumo di sigarette
Qualcuno mi ha consigliato di lasciarlo asciugare una notte intera perché accendendolo potrebbe andare in corto circuito. si.
Provo ad accenderlo ogni mezzora.
Poi poco fa si accende, con il suono del clacson di una panda.
E comincia da solo a chiamare numeri a caso.
Non posso fermarlo. Non funziona il tasto ‘NO’.
Non posso spegnerlo, sento che è pericoloso.
Sta solo esprimendo la sua voglia di rompere il cazzo.

Sta chiamando a caso da 56 minuti, lo lascio fare lì nel suo angolino stoico. ogni tanto lo guardo con la coda dell’occhio accondiscendente.
In questo momento in tutte le farmacie della brianza stanno suonando telefoni a vuoto. fastidioso? hm.provate ad avere in mansarda un parcheggio di fiat panda.

E’ arrivato alla L.
Pronti con la M.

4.10.04

Locale di Milano sovraffollato. Serata Universitaria.
Sono lì non per gradimento e non per frequentazione accademica, nonostante l’università cattolica di milano sia ancora convinta di allevarmi e mi mandi le sue Impercettibili rate annualmente.
Supervisionare un evento promozionale fagocitata da 2000 persone dai 23 in giù ti fa capire che l’adolescenza suda. Gronda sulle magliette di londsdale e sotto le coppole tweed.
E si struscia viscida dimostrando la sua discendenza anfibia o il ricordo a breve termine del grembo materno.
Salgo nella zona riservata anziani incustoditi.
Il primo semi dottore esce dallo stagno e viene verso di me, determinato.
“ciao. Assomigli a julianne moore (punto esclamativo)”
“ciao. Assomigli a Amadeus.”
Ma lo prende come complimento.
“vuoi un po’? se non ti fa schifo puoi bere dalla mia cannuccia”
Pausa.
Si chiama la cannuccia colera.
Nelle serate universitarie i locali si organizzano per avere un’unica cannuccia che passa prima dalle studentesse mononucleotiche a casa con gli spasmi, e poi al bar.
La cannuccia colera è riconoscibile perché sa di senape.
E’ il peggior nemico del libero professionista, che per caso entra in un locale pubblico frequentato da persone che possono permettersi di ammalarsi per più di due giorni.
Lo fisso. Con la mia visura camerale a guanto protettivo prendo, e butto via la cannuccia.
“amadeus hai la coppola di lana e qui ci sono 43 gradi .Se stai nascondendo le tue malattie bene, altrimenti ti confermo che se la togli il tuo carisma non ci rimette”
Pensa sia un complimento.
Vado verso gli organizzatori. Mi segue con il gintonic in mano. Mi accorgo che è 1.87 e tutto quel tempo io ero su un gradino.
Parlo con tre persone. lui è dietro, beve, abulico, lascia le sue microgoccioline di saliva su cannucce a trasmissione interumana aerogena.
Cerco di raggiungere la parte opposta del locale rimettendoci in salute.
Amadeus è dietro, passa torreggiante tra la ressa acquatica.
Dieci metri.
Dietro.
Venti metri.
Dietro.
Mi giro: scusa, cosa cazzo stai facendo?
Lui: stiamo andando fuori, noo??
Si, certo. Sto andando fuori a limonare.
Sì perché qua dentro non ci sono divanetti liberi, quindi usciamo e ci sediamo sul marciapiede e magari facciamo un salto sulla sua fiesta. Ma cazzo.
Io: “amadeus, io sto cercando i miei colleghi.tu?”
Lui: ma noo dai non chiamarli colleghi, fa brutto dai (ride)
(depressione)
Lo guardo negli occhi e cerco di scandire.
“non sono universitaria, non frequento l’università, non vedi che non ho la coppola??”
Mi osserva, smarrito.
Mette le chiavi della fiesta nei jeans strappati e dice: “ah…(stupito).. peccato…”
Poi scappa via velocemente.
Mi sento soddisfatta. Nonostante probabilmente io abbia 2 anni in più di lui con tre parole posso dimostrarne 45.

28.9.04

ANSA. La lega italiana anti-fumo ha messo in circolazione monete da 1 euro disabilitate.
Da tre mesi un euro su tre mi viene regolarmente risputato dal distributore.
Ieri quando ho chiesto espressivamente il resto in ‘Euro Per Fumatori grazie’ l’edicolante mi ha fissato terrorizzato e ha chiuso la vetrinetta per proteggersi.
Probabilmente ha letto sul gazzettino della liaf che i fumatori hanno nei polmoni il polonio 210 radioattivo. Tra l’altro è per questo che ho sempre l’auricolare bluetooth a puttane.

24.9.04

entra in un qualsiasi ufficio, guardati intorno con terrore.
Vicino a te si nasconde un provocatore di epilessia.
Può uscire da qualunque stanza e dire quella frase.
Allora fingiti sordomuta, poi scappa via velocemente fino a quando trovi uno spazio discreto in cui buttarti in terra e sussultare.
La frase.
Sei pazza a fare acquisti su internet con la carta di credito?
Per l’evento ci vuole un’idea carina
Ci vuole un’idea simpatica
Un’idea carina e simpatica
Farei io il barbone in metropolitana, è tutto guadagno in nero
I cinesi ci portano via il lavoro
Non ho mai chattato nella mia vita
A casa mia tutti prima di entrare si tolgono le scarpe
A sta intrallazzando con B
È un sito accattivante
È accattivante
È una grafica accattivante
Mi fai un sito accattivante?

21.9.04

Dormire 1h:20 al giorno non è irritante. è irritante pensare a tutto il tempo che perderai a ottobre in ospedale immobilizzata dal prossimo esaurimento nervoso.

Tra l’altro essere appesi a pipistrello per facilitare la medicazione del timpano che hai fottuto in egitto è esteticamente deludente. Dopo 16 anni di inerzia interiore arriva il Labirinto, una di quelle astrazioni, come la milza, che non esistono né servono assolutamente a un cazzo eccetto creare problemi e dolore, eppure la scienza si ostina a dargli spessore per non lasciare a piedi migliaia di otorini.
Che poi. “Otorini”.
Come cataratta. “Cataratta”.
Il labirinto cerca di causarti tutti gli effetti fisiologici della gravidanza, per competizione.
Il labirinto ti fa venire voglia di patè di fegato d’oca ma non quello del supermercato verso le 5 del mattino, ed è il responsabile delle smagliature.
Dovrebbero prevedere il trapianto del labirinto. Da fare da soli, per non dargli così tanta importanza, con un kit che puoi prendere nel reparto BAGNO del bennet di lentate sul seveso

9.9.04

Prima di partire, la notizia che nobilita la vacanza-ospizio in egitto.
Santina, ultima figlia di otto fratelli di integra origine siciliana, verrà scortata dalla cosca di accompagnamento. Si aggregano diversi parenti. A Palermo compaiono locandine che indicano il punto di ritrovo per la partenza verso il sinai.
Cerco su internet il modulo da compilare per l’affiliazione, e le istruzioni per detronare il padrino vigente in due settimane scarse.
Quando noi siamo solo a Malpensa il villaggio comincia a sostituire le guardie egiziane con i pali siciliani. 200 donne impastano cannoli per il comitato di accoglienza Santina.
Sorge una chiesa cattolica dietro la piscina laterale, allestita per matrimoni di fortuna.
Il nostro volo è organizzato dall’esselunga.
Le hostess vengono arruolate nei duty free, in mancanza di divisa vengono avvolte con il pigiama della compagnia con i nodi di marinaio (a disposizione dei passeggeri).
Il responsabile degli assistenti di volo si presenta con la divisa blu di spock.
Il pilota si è seduto distrattamente in un posto passeggero vicino al finestrino. Prende il foglio plastificato “come comportarsi in caso di emergenza”, legge un po’, si stupisce, sbarra gli occhi e dice: “cazzo, non avrei la prontezza di prendere l’ossigeno”, e cerca sguardi d’intesa tra i vicini di posto.
Mentre stiamo investendo il gate 34 in retro, si alza e corre verso la cabina.
La mia poltrona è in reparto geriatria. A fianco, Briscola e 7e½. Briscola toglie il maglione a 7e½, con amore fraterno. La hostess guarda se hanno le cinture e lui commenta ostile: ma cosa sta cercando questa qua?
Lo snack è un panino incelophanato con la scritta Diarrea qui.
prima di servirci la commessa dell’esselunga cade portando con sé due vassoi pieni del carrello.
Briscola riscopre l’adrenalina e si butta a saccheggiare biscotti al burro e cucchiaini da caffè, riempiendosi le tasche. Poi mi guarda con occhi di uno che ha appena concretizzato il giorno più bello della sua vita.
Dal fondo parte il carrello duty free con i campanacci, ma viene subito richiamato per tempismo scorretto. Retro.
Durante l’atterraggio, il pilota viene visto rifugiarsi nel cesso centrale con un rotolo di carta igienica azzurra doppio strato portato da casa.
Un F16 gessato-metallizzato ci atterra in coda.
Benvenuti a Corleone, South Sinai, Egypt.

5.8.04

Mentre accelero oltre il limite locale mi si imprime sulla retina un cartello tabacchi.
Devo averlo visto 20 metri fa.
Retro sulla provinciale. Eccolo.
Parcheggio nel portico a spina di pesce tra due tavolini del bar.
Spengo e guardo il tizio con l’aperol in mano, che scosta una sedia per farmi aprire la portiera, con l’espressione: me la guardi la macchina, grazie.
Entro. Ho 30 secondi morali.
La cassiera è posseduta da un donnino. Il donnino ha dei baffi carichi di significato storico e sotto il suo seno ripara la figlia obesa sui 14. Sta cercando tutti i supplementi di Decoupage-Donna, non ha acquistato i 5 settimanali precedenti perché il marito è in svizzera e non può lasciare la casa vuota che sono entrati gli zingari nell’89 e adesso qualcuno deve stare in casa perché a natale hanno preso un dvd costosissimo e il botolo qui sotto, ornella, ha paura di stare da sola. Giustamente, perché sul giornale si legge che una volta a settimana da queste parti i ladri buttano una granata nella finestra dalla quale fuoriesce gas nervino, e poi trasportare il salotto nell’iveco posteggiato fuori è un attimo.
Il problema si aggrava perché il marito è commerciante di grana padano e sa abbiamo almeno 15 forme in cantina e solo per quelle i ladri potrebbero sfondare la porta.
Siamo in pericolo, ma anche girando per strada, non si sa mai, io con la mia honda jazz faccio un massimo di 80, e poi mi vedo sbucare un mercedes o un bmw che sorpassa in curva e mette a repentaglio le nostre vite, quelle dei ciclisti, dei passanti e dei cani che attraversano la strada.
Mi guarda severa.
Dico: io mi sposto solo con l’autobus.
Lei comincia la casistica dei parenti morti in pullman. Poi esamina i supplementi mancanti, ne manca uno, quello con un copricuscino egiziano gratis.
E il numero 7, quello con dentro due uncinetti, ecco, li vuole in versione nera non beige. dovrà aspettare una settimana ma ne vale la pena.
Mentre decido come dare fuoco alla honda jazz lo vedo.
E’ scritto lì, sulla provincia, in prima pagina.
L’AMORE COMASCO DEL LEADER DEI MUSE.
COMO – Una bella ragazza comasca ha fatto breccia nel cuore del cantante della rock band britannica dei Muse, una tra le più conosciute di questi ultimi tempi. Lei è G** P***, una brunetta ventiquattrenne molto carina, lui è Matthew Bellamy, ventiseienne frontman del gruppo inglese dei Muse
Chiedo un negroni.
Matt Bellamy, l’uomo che mettendo le mani su un pianoforte mi fa lo stesso effetto del tango di al pacino in scent of a woman. Con una molto carina brunetta ventiquattrenne di como.
E’ come vedere Marlon Brando con Katia Noventa.
No, sto esagerando.
Ma Matt Bellamy. Per rimanere cristallizzato nel mio immaginario coreografico doveva essere l’ex di freddy mercury, o stare insieme a una ex-psicopatica norvegese, che nel tempo libero incendia il loro appartamento.
Ma una brunetta con i codini che ha fatto il liceo Gallio no.
Butto il cd in strada. Parto e faccio 200 m.
Poi supero in retro una honda jazz e lo riprendo.

4.8.04

Quando chiami il 190 e due su due centraliniste si addormentano mentre chiedi informazioni cominci a capire che in fondo alle 4 di notte il tuo migliore amico è l’autan.
Ore 19,20 lunedì.
Sms, mittente: mia madre, fino ad ora presunta in sardegna.
“$tiamo arrivando. $iamo a Genova”
il messaggio riecheggia per tutta la brianza.
Mia sorella quando lo riceve è al cinema Excelsior di Chiasso, al primo tempo di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Si alza in piedi con il braccio alzato e fa fermare la pellicola.
Comunica alla platea che Superfiorella sta facendo ritorno a Casa Madre, tra poche ore.
Tutto Chiasso sfonda le maniglie antipanico, defluisce dalle uscite di sicurezza, compra il cif nel tragitto e va a casa a lustrare i lavandini.
Poi, in tempi ridotti, mia sorella mette insieme una squadra di marines grazie all’appoggio del promesso sposo, cadetto della marina, che agitatissimo chiama i colleghi al cellulare con il cartonato di Harry Potter sottobraccio.
Quando arrivo in casa madre, i due gatti con effettiva barba lunga e mancanza di affetto mi aspettano riottosi alla porta.
Apro. pila in bocca.
una ragnatela mi incarta la faccia.
Quando ripristino la corrente, gli strati di polvere sui divani che per me sarebbero accettabili, non sono accettabili. In cucina 600 occhi provenienti dalle colture di penicillina fiorite spontaneamente mi guardano assetati.
Mentre cammino lascio orme di pulito sui tappeti.
All’esclamazione “cazzo”, i ficus appassiti crollano in terra.
Sento che non ce la faremo mai. Mi accendo una sigaretta.
Tre minuti dopo, 44 chiappette militari entrano in salotto e ricevono una scopa e una bandana SPONTEX a testa.
parte il Repulisti.
Un marine con pattine “marina militare” è piazzato sulla porta a fare la guardia con un mitra.
Mia sorella scandisce i cori con rima baciata. Gira con le pattine “capessa” e alternativamente con i rollerblade per disporre le competenze in più stanze.
Soldato Joker trova nel frigo i miei registri iva.
Gli altri spolverano a novanta con decoro militare. Metto in pausa per un momento la telecamera: sms.
Mittente: superfiorella.
“$iamo quasi a Milano.”
Gli autogrill prospicienti a Milano si illuminano correttamente.
I cassieri che stanno dormendo su pile di philip morris vengono colti da un improvviso prurito e cominciano a passare lo swiffer sui vhs esposti.
L’ammiraglia di mio padre veleggia a testa alta in seconda corsia con la bandierina sul cofano “stiamo tornando a casa”, procedendo intimidatoria.
Oltrepassata la prima area di sosta, l’insegna dell’autogrill di Lodi torna regolarmente UTOGRLL, con qualche lettera spenta, le luci si smorzano un po’, i camerieri rimettono fuori le scamorze scadute.
Si attaccano i festoni di benvenuto.
Il paese esce in mutande a lavare le rispettive utilitarie familiari.
Due contingenti di benvenuto di PastaRito portano teglie di primi; un famoso chef di Parigi commissionato dalla Capessa atterra con il concorde e prepara al momento una scultura di cristallo a lunga conservazione, raffigurante tutto l’albero genealogico della famiglia.
Quando l’ammiraglia supera il cartello del paese, un sonar avverte il radiotrasmettitore del palo. Il marine alla porta spara una scarica con il mitra e tutti gli astanti escono da Casa Madre.
Manovra parcheggio ammiraglia: perfetta.
Io e Capessa siamo all’entrata, schiena dritta petto in fuori.
Un operaio disattento che sta inserendo l’ultima lastra del parquet si alza dal pavimento, Capessa lo vede, gli spara in fronte e butta il cadavere nel tritarifiuti.
Pronti.
Superfiorella entra in trionfo, seguita da marito estenuato con 150 kg di bagagli e ricordiamo una colica renale alle spalle.
Prima di salutare, ispezione superficiale alla casa: sguardo da 6 e mezzo.
Poi si mette a tavola, perlustra la scultura genealogica di cristallo.Dopo dieci minuti ci guarda materna e dice: “si, ma in questa composizione manca la prozia Bernadette e la seconda moglie di zio Fiurin. E io sembro grassa. Portatela indietro.”

2.8.04

Mandare più di tre email di buone vacanze con la gif animata dei granchi che marciano lateralmente davanti agli ombrelloni provoca l’alzheimer